Il confronto tra volontariato e terzo settore
La ricerca sui temi del volontariato e del terzo settore è stata un’esperienza per me formativa. Ho avuto modo attraverso il mio lavoro di studio di conoscere e approfondire questi universi che inizialmente apparivano ai miei occhi non molto chiari, credevo che tale "nebbia" potesse svanire del tutto con un’indagine approfondita dei singoli soggetti, cosiddetti di terzo settore e avere poi maggiore chiarezza.
Solo ora mi accorgo di quanto tali realtà siano estremamente complesse nella loro composizione: l’elemento comune è la solidarietà inserito all’interno di un concetto molto più ampio quello di cultura civile.
Tale cultura sostiene oltre alla solidarietà, il valore della responsabilità, della mutualità, della partecipazione, il valore della tutela dei diritti; il civile come impegno ad allargare i diritti con un fondamento legato al concetto di diritti umani e non solo. Questi sono gli elementi chiave della cultura del civile.
Principio cardine del volontariato, ascrivibile però anche a tutte le altre realtà di terzo settore, è l’atteggiamento solidale mentre la gratuità dell’azione è esclusiva del volontariato ed elemento distintivo.
"Va ribadito, in particolare, che la gratuità è il paradigma identitario e peculiare del volontario, congiuntamente al fine della solidarietà che è la bussola dell’azione gratuita. L’organizzazione di volontariato è l’unica realtà del terzo Settore che non può in alcun modo remunerare i propri aderenti né le prestazioni che offre. La gratuità permette al volontariato di essere soggetto credibile di diffusione, che testimonia della responsabilità civica per fondare un modello di cittadinanza attiva".
(Parole di Renato Frisanco, Docente e Responsabile del Settore Studi e Ricerche presso la Fondazione Italiana per il Volontariato di Roma, intervistato da me )
Quindi gratuità come dono...
Il dono è uno degli elementi che distinguono il volontariato dall’associazionismo ad esempio, dove invece predomina la reciprocità rispetto alla gratuità. La gratuità non è presente nella cooperazione, tanto che chi lavora in ambito di tale organismo, percepisce una normale retribuzione.
Durante la stesura del mio lavoro numerosi sono stati gli interrogativi legati a chiarire per caso se un’azione (ad esempio il medico che parte in Africa a prestare la sua azione ricevendo uno stipendio) fosse volontariato o fosse ascrivibile ad un’altra categoria quale ad esempio la cooperazione.
A questa e ad altre domande è difficile dare una risposta esaustiva in quanto sia il volontariato sia il terzo settore assumono in tal senso posizioni diverse.
Questo esempio è emerso anche nelle due interviste dove secondo il professor Colozzi (docente straordinario di Sociologia generale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna)
"i soldi sono il mezzo per il fine. Ecco perché si giustifica un volontariato remunerato altrimenti non tutti, potrebbero "permettersi" di fare volontariato"
Mentre Renato Frisanco, in merito afferma:
"Questo non è volontariato, questa è cooperazione, la figura quindi è il cooperante, mentre il volontario non è il sostantivo ma l’aggettivo."
Personalmente condivido le parole di Colozzi che definisce il volontariato come anima del terzo settore, avvalorando anche l’idea di Frisanco che il volontariato è eticamente necessario.
Il volontariato si distingue dagli altri soggetti di terzo settore perché fra tutti questi gruppi è quello più capace di produrre beni relazionali e di creare legame sociale. Detto con le parole di Donati i beni relazionali costituiscono un genere proprio in quanto non possono essere generati se non attraverso una specifica attenzione alla razionalità sociale tipica del volontariato e che viene instaurata fra i membri partecipanti. E’ un bene che può essere prodotto e fruito soltanto assieme, da coloro i quali ne sono gli stessi produttori e fruitori tramite le relazioni che connettono i soggetti coinvolti.
Inoltre il volontariato confrontato con le altre organizzazioni di terzo settore è il soggetto che presenta le motivazioni e le finalità più pure in senso altruistico, e tende a "specializzarsi" nel campo dei veri e propri "problemi sociali" (patologie e deficit). Sarà anche per questo che la maggior parte delle organizzazioni di volontariato dichiarano di non voler fare opera di supplenza allo stato. Essi infatti agiscono spesso come "tappabuchi di carenza" generate da processi sociali su cui non hanno alcun confronto.
Al contrario la cooperazione privilegia un orientamento e una mentalità più professionale perseguendo l’ambizione di costituire delle vere e proprie "imprese sociali".
- Introduzione
- Contesto storico di riferimento
- Nascita e sviluppo dello "Stato del benessere"
- La tradizione volontaria
- Il volontariato: una nuova area culturale
- Il terzo settore
- La Composizione del Terzo settore in Italia: Tipologia delle organizzazioni.
- Il confronto
- Spunti di riflessione
- Bibliografia